Il progetto europeo Life4Pollinators, coordinato dall’Università di Bologna, propone azioni e buone pratiche per rendere il territorio più accogliente per gli impollinatori, dai campi agli orti urbani, passando per i nostri balconi.

 

Giovedì 20 maggio ricorre la Giornata Mondiale delle Api: una giornata istituita dalle Nazioni Unite per portare l’attenzione sul ruolo fondamentale degli impollinatori per gli equilibri naturali e le attività umane – ma anche sul brusco e preoccupante declino delle popolazioni di questi insetti.

Se diciamo impollinatori, la maggior parte delle volte è alle api che pensiamo (a partire dal nome stesso della giornata mondiale di giovedì!), e ancora più in particolare alle api domestiche allevate per produrre miele. Ma il gruppo degli insetti impollinatori è ampio e variegato: solo in Italia include circa 1000 specie di api selvatiche, molte delle quali solitarie, e poi vespe, coleotteri, bombi, ditteri, farfalle e falene. Negli ultimi decenni, però, le popolazioni di questi insetti si sono ridotte: secondo la European Red List dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (una lista che valuta lo stato di conservazione delle specie animali e vegetali europee), il 37% delle specie di api e il 31% delle specie di farfalle ha visto un calo nel numero di individui; tra le api, il 9% delle specie selvatiche è a rischio di estinzione. Dati che, oltretutto, descrivono solo in modo parziale la situazione; questi organismi infatti sono ancora poco conosciuti, in particolare nella zona del Mediterraneo, ricchissima di biodiversità.

Il declino degli impollinatori è una seria minaccia per il settore agricolo e per l’accesso di tutti noi al cibo: circa l’84% delle colture nei paesi dell’Unione Europea dipende dall’azione degli impollinatori che, andando di fiore in fiore alla ricerca di cibo (di solito, nettare e polline), trasportano il polline e contribuiscono alla fecondazione delle piante. Un servizio naturale e gratuito, ma che si stima abbia un valore di circa 15 miliardi di euro nella sola Unione Europea perché, per noi, significa raccolti più abbondanti, o addirittura la possibilità stessa del raccolto. Alcune colture – come zucche, angurie, meloni, ciliegie e mandorle – dipendono quasi del tutto dalla presenza degli insetti impollinatori. Fino al punto che oggi le colonie di api vengono spostate in camion e noleggiate agli agricoltori che ne hanno bisogno, tanto da noi in Emilia Romagna come in altri paesi del mondo, dall’India agli Stati Uniti.

Una guida per riconoscere alcuni impollinatori europei (clicca sull’immagine per ingrandire). Fonte: Commissione Europea 

 

Proteggere gli impollinatori bolognesi

Le cause di questo declino sono molte: la trasformazione del territorio da ambiente naturale a paesaggio urbano, l’agricoltura intensiva basata su monocolture, l’uso di alcuni insetticidi ed erbicidi, ma anche gli effetti del cambiamento climatico. In generale, tutto ciò che riduce la diversità di piante disponibili danneggia gli impollinatori, che hanno bisogno di una grande varietà di fiori ricchi di nettare e polline per sopravvivere. “Le città sono fondamentali. Gestite in un certo modo possono rappresentare un problema, perché diventano un luogo inospitale per la diversità, ma possono anche avere una grande potenzialità”, spiega Marta Galloni, Professoressa Associata di Botanica Sistematica all’Università di Bologna. Da Novembre 2019, Galloni coordina Life4Pollinators, un progetto internazionale finanziato dal programma LIFE dell’Unione Europea; i partner italiani del progetto sono l’Università di Bologna, il Centro di Ricerche Agricoltura Ambiente del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) e Coldiretti Emilia-Romagna. Life4Pollinators ha l’obiettivo di migliorare lo stato di conservazione degli impollinatori e promuovere buone pratiche, sia tra i soggetti direttamente coinvolti, come gli agricoltori, sia tra amministrazioni pubbliche e cittadini. “Le città possono creare corridoi verdi e luoghi rifugio per la fauna e la flora, in cui gli impollinatori possono trovare fonti di cibo ma anche luoghi dove nidificare”, racconta Galloni. “Aree in cui va mantenuta una certa naturalità, per esempio con sfalci dei prati meno frequenti, in modo che la flora erbacea spontanea possa andare a fiore. Bisogna però anche comunicare queste azioni ai cittadini, per far capire che un luogo lasciato più naturale non significa malagestione”. Nei prossimi mesi, sul sito di Life4Pollinators verrà pubblicato un vero e proprio manuale per la gestione delle aree verdi urbane.

“Sono importanti anche le connessioni tra gli spazi verdi urbani, come giardini o balconi, che possono diventare dei “punti ristoro” per gli impollinatori”, continua Galloni. Ma quali piante sono le più adatte per favorire la presenza di questi insetti? “L’ideale sarebbe avere piante che abbiano una fioritura scalare, per avere fiori più o meno per tutto l’anno, che è anche bello da vedere” e garantisce che il punto ristoro sia attivo in tutte le stagioni. “Una lista è già disponibile sul sito Beewatching.it (un altro progetto del CREA a cui Marta Galloni ha partecipato, ndr), con specie sia ornamentali che spontanee e con il mese di fioritura. Per i terrazzi io consiglio sempre le aromatiche, che piacciono tanto agli insetti ma vanno fatte andare a fiore”. E se si scelgono le piante ornamentali, va fatta attenzione a non piantare specie aliene e potenzialmente invasive (una lista di queste specie sarà presto disponibile sul sito di Life4Pollinators). “Fiori con aspetti diversi sono favoriti da diversi impollinatori”, spiega ancora Marta Galloni. “Fanno tutti parte della diversità, che è fondamentale: le reti complesse garantiscono una maggiore stabilità per l’ecosistema”. Un ecosistema sano, insomma, si costruisce creando una rete complessa di specie animali e vegetali: la diversità rende l’ecosistema resiliente ai cambiamenti, cioè in grado di recuperare le sue funzioni e non impoverirsi anche se qualche elemento della rete viene a mancare.

 

Coinvolgere tutti

Per ricreare ecosistemi accoglienti per gli impollinatori – e quindi garantire anche il futuro della nostra agricoltura – la ricerca scientifica deve essere connessa alle persone. Informare e coinvolgere gli agricoltori è fondamentale per la riuscita di un progetto come questo, perché sono proprio i campi coltivati a subire di più gli impatti del declino degli impollinatori. E da qui partono anche alcune delle soluzioni al problema, con un uso più consapevole dei pesticidi e la creazione di infrastrutture verdi ricche di varietà di piante diverse. Life4Pollinators, in accordo con l’Assessorato all’agricoltura della Regione Emilia-Romagna, ha individuato alcune aziende che testeranno un codice di condotta elaborato dal progetto, e che farà ottenere un bollino di “amico degli impollinatori”. Un modo anche per promuovere un consumo consapevole e sostenibile.

Anche scuole, comuni e altri enti che mettono in atto comportamenti virtuosi potranno ottenere il bollino. È il caso, per esempio, dei comuni di San Lazzaro di Savena e di Casalecchio di Reno, che hanno collaborato con il progetto per stilare un piano di azione locale per gli impollinatori, un documento che fa riferimento alle politiche globali ed europee per la biodiversità e che possa essere sottoscritto formalmente dalle amministrazioni locali. A San Lazzaro e a Casalecchio, l’approvazione di questo documento verrà discussa nei prossimi consigli comunali.

Tra gli amici del progetto c’è anche il Centro 2 Agosto 1980, che gestisce l’orto urbano di Via Saragozza. Racconta Marta Galloni: “Qualche anno fa, durante un nostro monitoraggio degli impollinatori nell’orto urbano di via Saragozza, gli ortolani si sono interessati al lavoro dei nostri ricercatori e ne è nata una bellissima iniziativa. A loro abbiamo fornito alcune indicazioni pratiche per favorire la presenza di api e altri insetti impollinatori, consigli che sono raccolti nei manuali per la gestione di aree verdi urbane e rurali che stiamo realizzando e saranno presto disponibili sul sito del progetto. Dagli orti di via Saragozza, grazie a una docente ortolana è nata anche una collaborazione con gli studenti del Liceo Artistico Arcangeli, che hanno progettato e realizzato un bellissimo bee hotel, rifugio per le api solitarie, e ci auguriamo che ne seguano molte altre iniziative!”. Life4Pollinators collabora anche con le Scuole Guinizelli e con le Testoni-Fioravanti, che hanno avviato un orto urbano scolastico.

Il bee hotel nell’orto urbano di Via Saragozza. Foto di Marta Galloni.

 

“I ragazzi sono molto ricettivi a questi progetti e portano a casa quello che hanno imparato, fanno anche loro da impollinatori”, conclude Galloni. “È anche un modo per diventare protagonisti del cambiamento e andare al di là della frustrazione, per reagire ai disastri di cui si sente parlare”. Trovare soluzioni, quindi, anche in una forma diffusa e partecipata come creare tanti “punto ristoro” per insetti sui nostri balconi.

 

di Anna Violato

 

Foto di copertina: Irina Iriser/Pexels

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