C’è qualcosa che non va. E non è il cielo, come nella famosa canzone di Vasco Rossi. Bensì, le misure emergenziali.
O perlomeno è quanto sostengono Claudio Dellucca, Presidente di Legambiente Bologna, e Francesco Luca Basile, Professore di Chimica dell’Università di Bologna e rappresentate di AriaPesa.


Solo poche settimane fa, Chiara.eco aveva spiegato come funzionano le misure emergenziali anti-smog, lasciando sospeso in aria, come una piccola ed insidiosa particella di PM10, un dubbio: i modelli utilizzati, e le misure adottate fino ad ora per capire se far scattare o meno le misure emergenziali, sono da considerarsi ancora uno strumento valido? Oppure è necessario promuovere soluzioni diverse ed eventualmente più efficaci sul medio e lungo periodo?

“Le misure emergenziali servono ad evitare i picchi di inquinamento. Sarebbe invece necessario lavorare per abbassare la media annuale degli sforamenti attraverso misure di tipo strutturale, in particolare sulla mobilità pubblica. Senza contare che sono comunicate in modo inadeguato”. A dirlo è Claudio Dellucca, il quale continua affermando che, contrariamente a quanto previsto dal meccanismo attualmente in vigore “se è palese uno sforamento dei limiti consentiti dalla legge, che senso ha aspettare 3 giorni prima di far scattare i blocchi e le misure previste? E’ importante far capire sia alla politica che alla popolazione, che anche quando non ci sono i requisiti per imporre delle limitazioni, l’aria è già così inquinata da rappresentare un pericolo. E’ una situazione di malattia cronica preoccupante, quella della Pianura Padana”.

Foto di Margherita Caprilli

Una posizione condivisa da Francesco Luca Basile, il quale spiega che secondo un report dell’Università di Delft, a Bologna l’inquinamento produce ogni anno un danno sociale calcolato in 658,2 milioni di euro pari a 1781 euro procapite, “più del 25% rispetto alla media nazionale. In altre parole ogni cittadino bolognese si trova a pagare fin dalla nascita una tassa impropria di quasi 1.800 euro all’anno per tutta la vita, cioè più di 130.000 euro se vivrà 75 anni, più di 150.000 euro se vivrà 85 anni. Chi vive nelle aree più inquinate della città, poi, cioè quelle limitrofe alle infrastrutture più trafficate come il Passante, paga molto di più rispetto a chi vive in aree relativamente più salubri”. Il report, inoltre, evidenzia come fra le prime 30 città europee, delle 432 analizzate e con il peggior impatto sociale causato dall’inquinamento, 13 si trovano nella Pianura Padana, e sono: Bergamo, Bologna, Brescia, Cremona, Milano, Padova, Parma, Pavia, Reggio Emilia, Torino, Venezia, Verona, Vicenza.

“Se parliamo del meccanismo che fa scattare le misure emergenziali – continua Basile – è evidente come il problema sia nascosto nel suo funzionamento. Non è possibile aspettare di avere i dati sulle emissioni per poi far scattare le misure dopo 3 giorni di sforamento. La scienza ha fatto enormi passi avanti. E’ fondamentale rifarsi ai modelli previsionali e decidere una volta per tutte che la tutela della popolazione è prioritaria rispetto ai tempi e ai bisogni della politica”. E sarebbe proprio per questioni meramente politiche che, secondo gli intervistati, nel 2019 si è fatto un passo indietro rispetto alla decisione di inasprire le misure emergenziali attraverso le famose domeniche ad emissioni zero e impedendo la circolazione dei Diesel Euro 4 ed Euro5. “Misure che hanno sollevato una ribellione popolare alla quale i decisori hanno ceduto. Invece, è importante stabilire obiettivi di lungo periodo e abituare le persone a piccoli e continui passi verso una trasformazione dalla quale trarremo tutti benefici sostanziali. Se andiamo avanti e indietro, i cittadini non saranno mai in grado di cogliere l’importanza di cambiare il modello di mobilità attuale, né capiranno quali sono le richieste da fare alla politica”.

Foto di Margherita Caprilli

A fare da eco a questa affermazione è il pensiero di Dellucca, il quale sostiene che “il problema è strategico. Le misure emergenziali sono equiparabili ad una valvola di sfogo. E invece le utilizziamo come soluzione innovativa. Pur se in forma diversa sono una soluzione ferma agli anni novanta, rispetto alla quale si è però verificato un aumento impressionante della motorizzazione”. A tal proposito, è interessante notare come al 31 dicembre 2019 sono quasi 840 mila i veicoli (di cui oltre 622 mila auto) che circolano sulle strade di Bologna e della città metropolitana, con un trend in costante aumento negli ultimi 15 anni (+14.660 è il saldo 2019). Secondo l’ultimo report sul parco veicolare, pubblicato dalla Città metropolitana, sono però meno inquinanti rispetto alla media nazionale: una su due è infatti euro 5 o euro 6 a livello metropolitano e la percentuale aumenta al 52% se consideriamo il solo comune di Bologna.

Bisogna agire prima di tutto sul traffico rendendo concorrenziale il mezzo pubblico con quello privato e potenziando le infrastrutture. Basti pensare, a tal proposito, al ritardo nell’attuazione del Sistema Ferroviario Metropolitano. Ci era stato detto che dopo il 2013 avremmo avuto una rete ad intensa percorrenza in grado di collegare i comuni dell’hinterland con Bologna, e viceversa. E invece…”. Interventi, questi, che secondo Dellucca non possono prescindere da un continuo e preciso lavoro di comunicazione che metta a disposizione dei cittadini e delle cittadine le informazioni corrette.

Partecipanti ad un incontro del Laboratorio Aria, Foto di Margherita Caprilli

A proposito, lo sapete che proprio nella homepage di Chiara.eco avete la possibilità di conoscere il livello di inquinamento dell’aria e i piccoli gesti quotidiani che potete intraprendere, grazie alla App Che Aria E’?

Valeria Barbi – Fondazione Innovazione Urbana

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